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MX des
Nations 2004
di Alessandro Pozzi
Dietro le quinte di un fine settimana indimenticabile
E’
stata una decisione presa in fretta, quasi all’ improvviso, quella presa da me
e dai miei amici di andare a vedere quella che doveva essere (e cosi è stata),
la gara di cross più importante, più attesa, più combattuta del “vecchio“
continente, quella in cui per la prima volta partivano dietro lo stesso
cancelletto due imperatori del motocross: Sua maestà Mr 875 –il secondo-
(come recita la gigantografia sulla fiancata del suo motorhome) STEFAN EVERTS e
il fuoriclasse statunitense RICKY CARMICHAEL.
Dopo un viaggio all’ insegna delle mille variazioni climatiche si è arrivati
alla meta così tanto ambita: ZOLDER CIRCUIT. Appena
arrivati, con un acquazzone impressionante, primo stupore collettivo!!!!!!! Il
tracciato ed i paddock era cosa nota che si trovassero nel tratto della partenza
del circuito automobilistico, ma che il resto della pista, cosi come tutte le
aree interne, fossero adibite a posteggi e camping per gli spettatori ci ha
preso un po’ alla sprovvista (nel nostro paese potrà mai succedere un fatto
analogo????!!!!!).
Sabato mattina.
Sveglia
puntata presto, si deve correre in pista, non voglio perdere nemmeno un giro,
voglio vedere tutti i piloti da vicino, le loro moto, i loro caschi, voglio
vedere tutto il possibile!!!! Una volta
sborsati 35 euro per il biglietto riesco finalmente ad entrare nel mio paese dei
balocchi, sento già nell’aria i suoni dei motori che si scaldano, sento i
profumi delle benzine, mmhhhhh sono sveglio o è un sogno???!!!. Riesco ad
entrare nei paddock, le varie nazioni occupano due a due i box destinati in
altre occasioni alle auto da corsa, occupando gli spazi in modo ordinato con le
moto da “gara” e i muletti. Il box più affollato, fin dalle prime ore del
mattino è quello in cui ci sono le moto numero 86 (Tim Ferry) 87 (Ryan Hughes),
mancava la rossa numero 85 (RC) che era sistemata in un camion a parte nel retro
del box e protetta da transenne per allontanare i fans. Percorrendo
la corsia dei box si riusciva ad ammirare da vicino quei capolavori della
tecnica che sono le moto ufficiali ed i loro piloti che erano disponibilissimi
nel firmare autografi e nel fare quattro chicchere. La
pista era del tutto artificiale; panettoni, doppi molto lunghi, una serie di
whoops, una discesa che attraversava le gradinate destinate al pubblico delle
auto formavano la parte bassa, con terreno sabbia-fango riportato; tre
strappetti in salita e due in discesa di sabbia viva completavano la parte alta.
Col passare del tempo e delle manche tutto il tracciato si è scavato molto
formando lunghi solchi (specialmente nelle salite) e buche perfide che mettevano
a dura prova lo stato di forma dei conduttori. Nel complesso era decisamente
pericolosa (secondo il parere di molti piloti, tra cui Andrea Bartolini e Manuel
Monni, e del bollettino medico!) e del tutto priva di significato.
NOTA
CRITICA: che bisogno c’era di fare una nuova pista così, per di più
in una zona in cui esistono già strutture permanenti come Genk, Neeroetern,
Kester, Lommel, perché no anche Namur, non capisco il bisogno di dover correre
per forza all’ interno di circuiti. Sì è vero, anche se pioveva non ci si
sporcava le scarpe, ovunque si stava c’ era sempre vicino un WC, la musica non
mancava mai, i palloni d’aria con gli sponsor erano sempre ben visibili, ma
tutto questo (per i miei gusti) NON E’ MOTOCROSS. Che fine hanno fatto le
salite di Roggenburg, le buche di Schwanenstadt, gli spazi di Payerne, per non
parlare poi del discesone di Maggiora (anche se quello è un altro discorso
purtroppo!!), solo per citarne alcune? Il prezzo del biglietto, ora come ora,
andrebbe pagato ai piloti, non ai Signori Dorna, perché pur essendo trattati
dal promoter come carne da macello, sono sempre pronti a tenere aperto, a
prendere un’ imbarcata, a far sognare chi, come me, corre in moto e li ammira
per tutto quello che fanno e per come vanno.
Altra nota critica del Weekend belga che ho notato sono stati i commissari di
percorso, completamente incompetenti, dei pesci fuor d’acqua, sembrava fosse
la prima gara di cross che vedevano; non “coprivano” i piloti caduti,
sbandieravano stando fuori dalla pista o addirittura dietro le moto di quelli
che cadevano provocando cosi altri tamponamenti e “voli”; i medici ed i
soccorsi assenti o quasi (il povero Rodrigues dopo esser caduto, è rimasto a
terra immobile per più di dieci minuti senza che nessuno dei medici si
presentasse).
Speriamo che l’anno prossimo cambi qualcosa!!!
I
turni di prove si sono susseguiti uno dietro l’altro in modo incessante ed
alla fine della giornata le pole erano tutte con i colori di una nazione:
GRUPPO A : 1 Everts – 2 Carmichael …..-
19 Bartolini
GRUPPO B : 1 Smets ……...- 14 Monni
GRUPPO C : 1 Ramon …….- 10 Dini
Girando ancora un po’ per i box ho potuto assistere alle messe a punto delle moto di tutti i piloti.
Il meccanico di RC ha completamente smontato la moto, lucidato cilindro-testa-pistone, cambiato fasce, lavorato sulla centralina e sostituito la sella, dato che quella usata da Ricky nelle prove è stata letteralmente fregata da un fan del pilota della Florida attraverso le transenne. La moto portata in gara da RC era un opera d’arte: telaio diverso dalla serie, radiatori rimodellati, pedane in titanio, mozzi rosso fuoco, perni ruote in titanio lavorato,…. Altre moto magnifiche erano i due Suzuki 250 2t ufficiali dei giapponesi Matsudo e Narita (dovevate sentire come giravano!!!!).
Camminando qua e là si potevano notare tante curiosità come la seduta di defaticamento di Stefan Everts sulla cyclette davanti al suo motorhome, la moglie di Aubert che si curava attenta della pulizia di casco e stivali, il silenziatore FMF modello “RYNO Power” del KTM di Hughes, il responsabile della Oakley curare minuziosamente gli occhiali (con colorazione a stelle e strisce) di RC, i copertoni da duro (???!!!) montati sui Suzuki dei giapponesi e sulla Honda di RC, piloti che, assieme ai CT delle proprie nazionali ispezionavano attentamente ogni tratto della pista, altri piloti impegnati a colloquiare con futuri manager (come Melotte con Rinaldi….) o team manager discutere con probabili futuri “datori di lavoro” (Maddii con i responsabili Aprilia….)
La sera i posteggi destinati al pubblico si sono accesi ed è iniziato il vero spettacolo (e il vero casino!!!) con musica, trombe che squillavano, ragazzi in moto a fare impennate tra i camper, birra, tanta birra, gente che urla, che canta, una magnifica festa a cui tutti sono invitati, qualsiasi sia la nazionalità o il pilota preferito, tutto fino a tarda notte.
Domenica mattina
Mi sono svegliato con ansia, quasi dovessi correre io (magari!!!!!), chi vincerà oggi? RC, Everts, Smets, cavolo! Qui vanno tutti da far paura, come si fa a dirlo!!! Con questi pensieri verso le otto mi avvio verso l’entrata… una volta sistemato non ho potuto non notare il volume di pubblico che si stava sistemando ai bordi del tracciato e che continuava ad affluire sulla pista: Zolder si animava. Migliaia di bandiere, maglie di piloti, cappelli, striscioni coloravano l’intera area. Colori del Belgio a fianco a quelli degli Stati Uniti, Nuova Zelanda, Italia, Inghilterra, Lettonia, Slovena, Irlanda, ecc.. non c’era distinzione e discriminazione di alcun tipo, tutti amici, tutti tifosi, tutti pronti ad applaudire i loro idoli.
In mattinata si sono svolte le batterie. Nella prima le nazioni più forti erano Belgio, America, Francia, ecc., la seconda vedeva Nuova Zelanda, Italia, Spagna, ecc. La prima batteria ha visto il confronto diretto (finalmente...) tra RC ed Everts. Smets parte in testa ma si infossa in una buca di sabbia molle e cade, la KTM si spegne ed impiega quasi un giro a riaccendersi, Everts da secondo passa in testa e dietro la sua ruota si porta RC il quale dopo quattro giri inizia ad attaccare il belga. Iniziano così altre quattro tornate in cui i due si passano e ripassano ad ogni curva, saltano appaiati, si guardano in volo, si superano in posti impossibili, il pubblico è in delirio, la differenza tra 450 4t e 250 2t non esiste, è nulla, entrambi tengono solo aperto. Lo scontro mette in secondo piano le ottime gare di Ramon 3° e Hughes 4° in continua rimonta. RC passa definitivamente e allunga Everts, che si fa recuperare sia da Ramon che da Hughes. Entrambi lo superano, poi nel corso dell’ultimo giro l’ americano beffa anche il campione del mondo 125. L’ arrivo è festeggiato da RC con un table top sul panettone che lascia tutti a bocca aperta. La seconda batteria vede una buona gara di Coppins, Tonwley, discreta per Monni e Dini e abbastanza deludente per Bartolini. Dopo le batterie arriva il deludente esito che relega i detentori del Trofeo a fare il gruppo B.
Il pomeriggio parte con la finale B. Bartolini parte in testa ma si fa superare quasi subito da Vico, Gundersen, Mc Farlan. Gundersen prende il comando e va a vincere indisturbato sotto una improvvisa pioggia, Bartolini cade sulle whoops e si ritira, Monni e Dini si giocano l'ottavo e il nono posto.
Per
il via della finale A il sole torna a splendere, anche se il clima non è poi
dei migliori.
………… 15 secondi ……….5 …….. partitiiii.
Alle
17 in punto, sotto gli occhi del Re del Belgio, del Presidente Zerbi e di altre
autorità è partita la finale. Smets in
testa, Everts lo supera subito e prova ad allungare, RC parte fuori dai cinque,
ma in meno che non si dica si libera di piloti come Ramon,
Crockard,
Coppins, si porta alle spalle di Smets, sulle whoops lo affianca, nella discesa
successiva lo supera, Smets non molla, nel rettilineo prova l’ attacco
all’interno, RC lo vede e lo strige alla corda (non stringe uno qualunque ma
Joel Smets n.d.r.), RC secondo Smets terzo. Guai in casa USA: Hughes che è
partito male, nel recupero si tocca con un pilota finlandese cadono entrambi ma
Ryno è costretto al ritiro (spinge sconsolato il suo K senza catena nei box),
intanto Ferry partito peggio di Hughes inizia il suo recupero.
Là davanti il fuggitivo Everts vede avvicinarsi di gran lena un RC più che mai agguerrito, in due giri, lo raggiunge e lo supera (RC girava costantemente circa 3-4 secondi più forte di Everts) e si invola verso una più che meritata vittoria. Ramon cade e si ritira, Ferry in rimonta prende malamente una buca e cade in un tratto veloce, ma riesce comunque a mantenere la sua posizione. L’ ultimo giro vede la pista restringersi a causa di una generale invasione da parte del pubblico che, durante tutta la durata della manche non ha mai smesso di sostenere i piloti. L’ arrivo vede RC salutare l’ Europa con un’ altra “spiattellata” impressionante e il trio Everts-Smets-Ramon festeggiare la vittoria del Trofeo.
Tutti pronti per la premiazione
Sotto il palco si accalcano migliaia di persone, applausi, trombe, urla, accolgono i piloti…
Terza
Finlandia …..boato generale e applausi
Secondi
Stati Uniti….. boato generale e applausi
Primo
Belgio…. Ovazione.
Sul
podio i componenti delle tre nazioni si stringono amichevolmente la mano prima
di ricevere i premi, ascoltano l’Inno Nazionale belga in silenzio e poi
iniziano la festa di rito: foto, champagne sulla folla, strip (Carmichael lancia
occhiali, maglia, cappello, orologio gli altri occhiali e cappelli) e pubblico
va in delirio. Mentre i secondi e terzi abbandonavano la scena, lasciando tutto
il campo ai belgi, Everts recupera RC e, di fronte al suo pubblico, alza
sportivamente (e da gran Signore) il braccio del vincitore della gara. Cascata
di applausi interminabile.
L’ intera area di fronte al podio e una miscela di colori, bandiere di ogni
nazionalità sventolano a festeggiare gli eroi di giornata, tutti avevano il
sorriso stampato sulla faccia; qualsiasi sia stata la nazione tifata e il
risultato conseguito, nessuno portava dentro di se rammarico o rimpianti.
A
VINCERE E’ STATO IL MOTOCROSS, non quella “copia” fatta
obbligatoriamente di box in asfalto, di palloni sponsorizzati, di cartelloni che
tolgono la visuale agli spettatori, di piste tradizionali copiate da quelle
indoor con ostacoli decisamente fuori luogo, ma bensì lo sport, quello vero,
quello dei piloti e dei campioni, del pubblico, quello di tutti, quello in cui
chiunque è amico, quello in cui vince il migliore solo perché apre il gas più
degli altri, quello in cui i tifosi non sono divisi in “curve”, separati da
cancelli e curati dai poliziotti, ma sono tutti uno affianco all’altro a dare
il proprio sostegno a chi sta correndo, quello in cui la gente macina
chilometri, prende sole e acqua, dorme al freddo o non dorme addirittura pur di
esser presente, quello fatto di colori e suoni, di urla e braccia alzate, quello
fatto di passione ed amore, di sforzi e sacrifici, di sogni e desideri.
GRAZIE MOTOCROSS oggi è stato come se la vittoria dei piloti belgi è stata un po’ anche merito mio.
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Alessandro Pozzi |
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