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Dietro le quinte di Genova
di Alessandro Pozzi
Non capita certo tutti i
giorni di riuscire ad assistere a tutti i retroscena della manifestazione indoor
italiana più importante così, rivoltomi l’invito, non ho esitato un attimo, e
sono partito per Genova.
Come prima cosa devo assolutamente ringraziare tutto la Staff di Off Road Pro
Racing, in particolare Alfredo, Simonetta ed Ilaria, per la loro cortesia e
disponibilità e il mio compagno storico di tante avventure Francesco. GRAZIE,
sono davvero in debito con voi!!
Arrivo a Genova venerdì verso le cinque, sapendo che la maggior parte dei piloti USA è già arrivata, e infatti, non appena scendo dalla macchina, mi trovo Laninovich e Hansen che stanno rientrando da un giro turistico nel capoluogo ligure, gli altri sono ancora in albergo a smaltire il fuso. Quasi in contemporaneamente a me, iniziano ad arrivare alcuni piloti europei. Il primo è Davide Degli Esposti. Lasciata la reception, entro finalmente dentro il palasport. Sembrava un cantiere ruspe, flessibili, martelli, decine di operai, stavano ultimando la pista, in particolare il tratto rialzato, altri si apprestavano a sistemare le rampe per il freestyle, non c’era nessuno fermo, tutti si davano da fare un sacco.
Arrivano dopo un po’ i furgoni KTM, e scaricano tre SXF 250 nuove, una per Hansen e le altre per i fratelli Alessi: i meccanici si sono messi subito al lavoro, ed hanno iniziato a smontare i mezzi. Ogni pilota ha portato con se all’interno di casse, tutti i pezzi personali, come forcelle, mono, manubri ecc. Il meccanico di Hansen, dopo aver "spogliato" il K, ha cambiato impianto e dischi freno anteriori e posteriori, manubrio, sella, forcelle e ammortizzatore, silenziatore e tubo di scarico, sia per lui che per gli Alessi, il tubo era di quelli bombati con la classica espansione sul collettore posto lateralmente al cilindro. I meccanici degli Alessi, sotto gli occhi del padre dei fratelli, hanno cambiato oltre a quello sostituito da Hansen, anche le gomme e tutti gli adesivi.
Poco più tardi, arrivano i freestyler. Le loro moto, assolutamente dei serie, erano state sistemate, sotto la tenda di Pedro suspension (Racing division per Marzocchi) affianco a quelle fichissime (troppo forti le gomme camo) dei nostri Bianconcini, Oddera e Dal Farra. Appena arrivati, Adams e Bartram, hanno iniziato subito a smontare i loro mezzi, Stemberg, si è limitato invece, a guardarli, dato che la sua Honda non era ancora arrivata. Adams, l’unico tra i "fuori di testa" con meccanico, si è potato con se un telaietto posteriore più alto rispetto quello originale, e un ammortizzatore di sterzo. Ognuno, ha cambiato sospensioni, manubrio, cassa filtro, silenziatori, marmitte e adesivi.
In pista è quasi tutto pronto, le rampe sono posizionate, la salita è ok, devono solo esser sistemate le balle di paglia, si provano luci ed altoparlanti. Verso le dieci, Francesco si avvicina e mi dice "Ti va di prendere la macchina che dobbiamo portare Stemberg all’albergo?" Io, in un secondo ero già lì con le portiere aperte per accogliere l’ospite e la sua compagna "Pin Up Girl" molto appariscente ed abbondante dove solitamente cade l'occhio...
Appena partiti, dopo attimi di timidezza, riusciamo a rompere il ghiaccio e a scambiare quattro chiacchiere. Jeremy è la prima volta che viene in Italia, i suoi "soci" gli hanno parlato molto bene di noi e del nostro caloroso tifo e non vede l‘ora di saltare. Gli chiediamo cosa ne pensa del Double Back Flip fatto da Travis Pastrana, pensa un attimo e risponde che è davvero matto, che è il salto più pericoloso che ci possa essere, e che per ora assolutamente non se ne parla di provarlo (io sono molto dubbioso di ciò…). E' stanco, ci racconta che per arrivare a Genova, ha dovuto fare quattro scali in quattro aeroporti diversi, aspettando circa due ore in ognuno. Arriviamo in albergo giusto il tempo di scaricare i bagagli, salutarli e poi via verso il palasport per vedere le prove del tracciato da parte dei fratelli Alessi.
Arriviamo che i due sono già in pista per provare le moto, fanno alcuni giri, tutto è ok, scesi dalle moto, consigliano ad Armando (Dazzi, il disegnatore del tracciato) solo abbassare una rampa che spara troppo in lungo, lui li ascolta e in men che non si dica, esegue. Finito di provare il supercross, è l’ora dei freestyler. Testano le rampe i nostri italiani e Adams. Mentre l’americano, sembra più intenzionato a sistemare la moto, la Daboot Gang inizia già a scaldarsi, proponendo subito gran numeri tra i quali diversi back flip.
Spenti i motori, mi informano che avrei dovuto fare ancora il taxi, accompagnando in albergo Nate Adams. Io e Francesco, dopo aver fatto accomodare Nate e il suo meccanico in auto e sistemato i loro bagagli, partiamo. E’ circa mezzanotte e, dopo aver camminato tutto il giorno, ci viene un leggero languorino, ci guardiamo in faccia, e proponiamo ai nostri ospiti una pizza, loro deliziati dalla nostra proposta accettano felici.
Seduti al tavolo di una pizzeria, iniziamo a parlare un po’ con i nostri ospiti. Nate è un ragazzo tranquillo, tutto si potrebbe immaginare su di lui tranne che sia un freestyler, educato e molto preciso, dice di amare la cucina italiana e la pizza in particolare, ogni volta che viene da noi è una delle prime cose che si concede. Ci racconta che vive in California, a casa del meccanico che è un pilota Supercross. Si dice felice di esser tornato a Genova, il pubblico italiano è molto caldo rispetto quello americano, è un piacere per lui saltare qui da noi. Noi ormai incuriositi da quello che ci aveva appena detto Twich, gli chiediamo qualcosa riguardo il doppio Back flip. Anche lui pensa che sia un salto troppo pericoloso, e per ora non lo prende nemmeno in considerazione, dice inoltre che Travis è già riuscito a chiuderlo nove volte su terra, ma con una rampa di atterraggio in segatura o sabbia soffice in modo da attutire il colpo. Gli domando allora dove arriverà secondo lui il freestyle, quali numeri potranno ancora essere inventati. Ridendo mi risponde che non lo sa, che forse le frontiere saranno infinite e che dipende solo dal loro estro e dalla loro pazzia. Gli domando inoltre come mai è l’unico che monta l’ammortizzatore di sterzo sulla moto, lui risponde che ce l'ha anche Twitch (Stenberg ndr) e gli è molto utile quando esegue i Back no hands, in quanto prima di atterrare trova subito il manubrio e lo trova dritto, gli è utile inoltre per gli atterraggi senza mani… (beh, se lo dice lui…).
Si è fatto tardi, per cui è meglio andare, così usciamo e ci dirigiamo verso l'hotel, dove una volta arrivati li salutiamo e gli diamo l’arrivederci all’indomani.
Sabato mattina, mi alzo abbastanza presto e, già verso le dieci sono dentro il palazzetto. Alla reception e alle biglietterie c’è molto fermento, gente che ritira o che compra i biglietti. Dentro, la pista è perfetta, durante la notte tutti gli uomini Off Road, hanno lavorato duro, ed hanno ultimato la pista posizionando le balle di paglia, gli ultimi striscioni e tutto ciò che ancora mancava per esser veramente perfetti. La zona stand, che fino al venerdì era quasi completamente vuota, vedeva sorgere, in men che non si dica, bancarelle e palloni pubblicitari, delle varie aziende che hanno sponsorizzato la manifestazione. I paddock erano già pieni, tir, camper, corriere e furgoni occupavano l’area che fino a qualche settimana prima ospitava gli yot del Salone Nautico.
Gli unici americani svegli a quell'ora, erano il meccanico di Laninovich e il padre degli Alessi. Mentre il primo sistemava la moto del suo pilota, il secondo osservava e fotografava molto attentamente la pista e il suo contorno. Passando proprio davanti al furgone in cui c’era la moto di Laninovich, ho potuto notare che questa, pur essendo un modello 2006, era dotata di solo un unico scarico; ho chiesto al meccanico il perchè di ciò, e lui mi ha confessato che con il doppio scarico la moto sarebbe più dolce, cosa che al suo pilota non piace e, dato che non hanno ancora trovato la giusta messa a punto, preferisce correre ancora con il singolo. Sono inoltre stati sostituiti, oltre alle forcelle, mono e manubrio, anche il volano e il porta numeri anteriore. Mentre nei box, si stanno ultimando le moto, all’interno del palazzo, in direzione gara, i piloti del minicross, stanno in fila per le operazioni preliminari dato che saranno loro ad aprire il programma, con una lunga serie di prove libere.
Appena dopo pranzo, entrano in pista i piloti del minicross. Sotto agli occhi vigili dei responsabili della Federazione Italiana, Max Bartolini e Bader Manneh, coadiuvati dal neopapà Thomas Traversini, le "promesse" iniziano a girare dimostrando subito di saperci fare con l’impegnativa pista ligure. Le più grandi difficoltà si sono riscontrate sulle whoops, ma i tecnici, con tutta la loro esperienza, sono riusciti, dopo aver spiegato ad uno ad uno ai piloti dove sbagliavano, a fargliele fare alla perfezione. E’ stato interessante vedere l’impegno che i responsabili del settore giovanile della federazione, hanno riposto verso i loro piloti; è giusto secondo me che, come già succede in America o in Francia per esempio, i ragazzi si avvicinino al Supercross già con gli 80cc. accumulando così tanta esperienza che gli servirà sicuramente nel futuro.
Pur essendo primo pomeriggio, le gradinate del palazzetto accoglievano già un gran numero ti spettatori. Poco dopo le libere del minicross, è stato il turno dell’Europeo e del Freestyle. Subito delle prove libere del supercross, si è visto che il livello sceso in campo quest’anno, era molto alto, con Alessi, Laninovich, Hansen, Tortelli, Boniface subito a darsi battaglia, e con i nostri DJ Degli Esposti, Salvini e Pellegrini pronti a fari onore. Impressionante vedere la semplicità e la fluidità con cui questi giovani yankee, eseguano i tripli: Laninovich, Alessi ed Hansen, già al secondo giro, sono riusciti a volare via e ad atterrare perfettamente quello di trenta metri dopo la discesa.
Per quanto riguarda le libere del freestyle, che dire, in un quarto d'ora avrò contato circa trenta backflip, ci son stati momenti che in aria c‘erano solo persone a testa in giù, sembrava di vedere i tappeti elastici alle giostre, con gente che non riusciva a stare ferma e continuava a saltare. Sono fuori questi!!!
Il tempo passava in fretta, e ci si avvicinava al momento clou. In un ultimo raid per i box, ho incontrato molti volti noti del settore come Antonio Cairoli, Georges Jobe, Matteo Bonini, Alex Puzar, Max Manzo, Giovanni Di Pillo, e tanti altri ancora. Verso le otto circa, con uno stadio gremito di persone, si sono spente le luci. Mentre lo speaker presentava la serata, un rumore di un 2T rimbombava nel palazzetto, all’improvviso, l'Honda di Max Bianconcini, è sbucata dal buio assoluto inforcando la rampa per grab che ha lasciato tutti a bocca aperta dimostrando che i FMXers ci sono anche in Italia, dando via così all'IP Genova Supercross 2005. Presentazioni dei top riders e dell'ospite d'onore accolto da un boato mai sentito prima al palasport di Genova. Si proprio lui, il Campione del Mondo 2005 MX2 Antonio Cairoli che nonostante il polso ancora KO ha voluto essere presnete per salutare i fans.
La serata è stato un susseguirsi di gare senza alcun periodo morto, sfide all’ultima curva hanno caratterizzato una serata spettacolare e da ricordare per parecchio tempo. Dopo aver visto all’opera i minicrossisti del Trofeo Italia 85cc. e quelli del trofeo Lem, è stato il turno dei FMXers. Il contest era articolato su una run da 90 secondi, in cui il pilota doveva cercare di ottenere il punteggio più alto, grazie alla spettacolarità, alla fantasia e alla stilosità dei jumps.
Grandi protagonisti, con tanto di backflip, sono stati i nostri Max Bianconcini, Vanni Oddera e Alvaro Dal Farra, ma i veri mattatori di questa prima fase di gare, sono stati Jeremy Stemberg, Nate Adams e Matt Rebaud, un po’ deludente causa problemi di messa a punto è risultato Kenny Bartram. Giunti in finale, i due americani, e lo svizzero, al posto di eseguire come da copione, run come le precedenti, hanno pensato di dare spettacolo tutti assieme saltando cioè uno dietro l’altro con lo stesso trick e senza pause. Il pubblico ormai del tutto esterrefatto dai numeri dei tre, era in visibilio. Oltre ai vari backflip conditi in tutte le salse (no hand, nac nac, can can ecc), mi hanno particolarmente colpito le pieghe in volo di Twitch; in tanti anni di gare, non avevo mai visto mettere volontariamente in volo la ruota posteriore più avanti di quella anteriore. Twitch metteva letteralmente la moto di traverso rispetto alla direzione del salto, con una facilità disumana tanto da suscitare le invidie dei più che in pista si cimentano a piegare. Dopo aver visto lui, meglio passare ad altro...
Il contest è finito in parità, per cui si è deciso di assegnare il titolo grazie al concorso di Best Trick, ovvero del miglior salto. Tanto per cambiare, il migliore è risultato Twich Stemberg, con un Backflip can can, con landing no hand, ...o almeno penso, ha fatto talmente tanto che sono rimasto incantato!!!
Si è arrivati così al momento cruciale della serata, ovvero alla finale del Supercross. Per dovere di cronaca, la partenza vede un Mike Alessi schizzare al comando ed allungare, alle sue spalle la lotta per il secondo vede impegnati Boniface, Laninovich e Hansen, più indietro Tortelli. A circa metà gara, Boniface cade e viene investito da Hansen, entrambi si ritirano. Laninovich si fa sotto ad Alessi, mentre dalle retrovie rimonta un grande Davide degli Esposti caduto in partenza. Nel corso dell’ultimo giro, proprio quando tutto sembrava esser scontato, Laninovich, affronta le whoops come una furia riuscendo a passare Alessi. Billy conoscendo il carattere di Mike, ha stretto l'ultima curva per evitare di essere buttato fuori, Mike ha allargato tentando il tutto per tutto ma non c'è stato nulla da fare. Tortelli terzo.
A mente fredda, tornando verso casa, pensavo con che impegno, professionalità e passione tutto lo staff Off Road, ha organizzato tutto questo per noi. Un Grazie di cuore a tutte quelle persone, che hanno lavorato intere notti, senza chiudere occhio, per regalarci un emozione chiamata Genova Supercross.
Al prossimo anno!!!
Alessandro Pozzi
ale@mxnews.net
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Alessandro Pozzi in esclusiva per |
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